venerdì 29 gennaio 2016

E' lecito, in nome della satira, offendere la memoria di un bambino innocente?


Recentemente il settimanale Charlie Hebdo ha pubblicato alcune vignette sulla vicenda del bambino annegato sulla spiaggia di Bodrum in Turchia, la cui morte ha commosso tutto il mondo. Un bimbo riverso sulla spiaggia con la sua bella t-shirt rossa, di cui sicuramente era fiero, pantaloncini blu come tanti altri bambini del mondo. Era un piccolo profugo siriano, Aylan, che con il padre e i suoi fratellini cercava una nuova vita, un futuro e la speranza di trovare pace in un altro mondo e invece, in una giornata di settembre, ha trovato la morte. 
La prima vignetta che ho visto, è che mi ha profondamente turbata e addolorata per l'insensibilità e l'esposizione alla volgarità, rappresenta il piccolo sulla spiaggia e un uomo che corre dietro a una donna per palpeggiarla con scritto "Che cosa sarebbe diventato il piccolo Aylan da grande? Un palpeggiatore di sederi in Germania."
La seconda vignetta con un clown ridente che dice "Due bambini al prezzo di uno".

Può la satira oltrepassare certi limiti? Può offendere la memoria di un bambino innocente? Cosa può provare il padre che ha perso i suoi figli?
Propongo a chi ha disegnato queste vignette di chiudere per un attimo gli occhi, di pensare a proprio figlio, nipote o figlio di un amico. Di immaginare che un giorno, non per sua volontà, di doversene andare, affrontare il mare e vedere proprio figlio così piccolo in un viaggio impensabile per noi. La paura, il freddo, un immenso mare e poi cadere in acqua trovarsi tra le onde e non saper reggere al mare che lo travolge, perdere i due figli che aveva in braccio, e ritrovarli lungo le rive della Turchia.
Immagini che questo possa essere suo figlio e poi di vederlo deriso in vignette satiriche giustificate da non si sà che cosa. Immagini l'offesa che hanno inferto, la profonda umiliazione al padre e alla sua famiglia. Alla dignità umana calpestata!

Dov'è la pietas, sentimento d'amore e compassione per le altre persone indipendentemente da dove provengono. Dov'è il rispetto?
Credo non ci sia capacità di empatia, perché altrimenti queste orrende vignette non troverebbero posto in un settimanale che, pur essendo di satira, dovrebbe porsi dei limiti. Solo perché la satira è tale non le dovrebbe essere concesso tutto! 
Dopo aver visto la vignetta ho cercato di dimenticare quel che avevo letto ma il pensiero mi girava in testa e dopo un po' è scesa una lacrima sul mio viso pensando a quel bimbo innocente a cui è stato attribuito un concetto a lui estraneo. Avrebbe potuto diventare uno scienziato, un insegnante o la persona, che incontrando un giorno per sbaglio, salvargli la vita o aiutarlo in un grave momento di difficoltà. Questo non lo sapremo mai perché una vita è stata stroncata e le si deve rispetto. Sentimento che non riesco ad avere per chi ha creato e ideato queste vignette. Questa non è libertà di espressione ma continue provocazioni che diventano fonte di rabbia incontenibile!


Immagini prese dal web.

12 commenti:

  1. Sono rimasta sconvolta anch'io quando ho visto quelle vignette. E soprattutto quello stupido e arrogante concetto di poter sapere, come un dio, quale futuro avrebbe potuto avere quel bambino. Non può essere che l'ironia abbia la possibilità di esprimere tutto quello che vuole. Alla stessa stregua, per amore della libertà di espressione, si potrebbe scrivere o pensare di tutto, proprio a proposito di Charlie Hebdo. E sono dello stesso parere anche a proposito del pericolo che queste incoscienti provocazioni comportano.

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    1. Eh si, chissà come la prenderebbero se venissero pubblicati fumetti su di loro raffigurando tutta le melma che tirano fuori dalla mente e dalla bocca! Non mi piacciono e mai mi piaceranno. Ho visto anche le vignette volgari sul Papa. Ma dico come si può fare una cosa delle genere! Non hanno rispetto per nessuno e sparano veleno su tutti. E mi fermo qui perché tanto ci sarebbe da dire ancora!
      Ciao Ambra e grazie del passaggio!

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  2. Assolutamente d'accordo.
    I morti di Charlie Hebdo non danno carta bianca. Se vogliamo essere rispettati, dobbiamo anche rispettare.

    podi-.

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    1. Infatti ma sembra che questo loro non lo capiscono. Si stanno cercando da soli i guai che arriveranno se non smettono! Ciao Cri

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  3. Difficile parfois de défendre la liberté de parole, ou de dessin!

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    1. Dans ce cas, il n'a même pas à être publié. La liberté d'expression ne signifie pas la rage sur des morts.

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  4. Cara Cristina condivido pienamente tutte le tue osservazioni. Abbiamo raggiunto il culmine sotto tutti i punti di vista. Un forte abbraccio.

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    1. A volte le parole possono essere più violente del dolore fisico… quello passa il dolore delle parole no!

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  5. Ci sono dei limiti a tutto e la libertà di espressione non scusa gli oltraggi alla memoria ed al rispetto degli altri!!!

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