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sabato 7 maggio 2016

Buona Festa della Mamma donatrice di vita e luce. Papaveri luminosi.




Una sera, una bambina dai lunghi capelli biondi chiese alla mamma di poter correre nel campo di papaveri perché aveva visto da lontano le lucciole.

Corse in mezzo agli alti papaveri ma scoprì con grande stupore che non erano lucciole ma ad ogni papavero che si doveva ancora aprire, si accendeva per un istante una piccola luce, come una vita che deve nascere.

Il cielo divenne buio ma la bambina non si spaventò perché le lucette dei papaveri illuminavano tutto il campo creando allegria e felicità.

Nessuno è solo finche ci sarà vita, e come sempre la vita si rinnoverà.




Buona Festa della Mamma donatrice di vita e luce.

Cristina : ) 



giovedì 25 giugno 2015

"La vita che non ho mai avuto." di Cristina Deboni.


Herbert James Draper - A water Baby
Ogni tanto mi diletto a scrivere, poi lascio andare gli scritti ma li ritrovo a distanza di anni e rileggendoli mi incuriosiscono e mi piacciono ancora… ecco qui l'inizio di quel che avevo pensato essere una lunga storia per un piccolo libro…  poi si sà, mi sono persa e non ho continuato. 
Buona lettura! : )

1.            
In una bella giornata di sole, dal cielo terso di un azzurro intenso, un avvenimento particolare avrebbe determinato un cambiamento a tutta la nostra vita.
Federico, mio figlio, alto un bel ragazzo dai capelli scuri, occhi verdi e un bel carattere solare, sarebbe partito per due settimane in gita scolastica in Grecia. Per l’esattezza all’isola di Creta. Era da un anno che Federico aspettava quel giorno e l'indomani sarebbe stato con i suoi compagni di classe sulla spiaggia di Rethymon, bel paese, in passato occupato dai veneziani che hanno lasciato la loro traccia in ogni muro, via, calle o angolo che sia, un’impronta veneziana inconfondibile che dona a questo paese una connotazione particolare. 
Avrebbe trovato un mare blu, di un colore così intenso e sgargiante come pochi mari vicino alla nostra nazione. Insomma tutto era pronto per la partenza, zaino, e l’allegria caratteristica della sua età. All’indomani avrebbe compiuto diciotto anni, una bella età piena d’incognite e un futuro tutto da inventare e costruire.
Era sulla porta della nostra casa, piccola ma con tutto quel che serve, una stanza per ognuno di noi e un bel giardino, mi sorrise e mi baciò con quel suo modo quasi timido un po’ sfuggente sulla guancia.
Gli presi la mano e gli diedi quel che sembrava un libro, 1000 pagine, e gli dissi che era il mio regalo per il suo 18° compleanno e di leggerlo con molta attenzione.
Incuriosito prese il libro e andò felice verso la corriera che lo aspettava. Un ultimo sguardo e subito s’immerse nei suoi amici in fermento e nell’allegria che già si palpava nell’aria.

Con questo mio gesto avevo compiuto l’ultimo atto di una lunga storia durata poco più di 18 anni. Avevo dato inizio a un cambiamento che sarebbe stato importante per le nostre semplici vite come lo era stato per me moltissimi anni prima.

venerdì 19 giugno 2015

Un bel pomeriggio d'estate, indolente e pigro, il resto poteva anche aspettare.

In passato mi dilettavo a scrivere brevi racconti che ho ritrovato in questi giorni. 
Ecco un brevissimo racconto di molti anni fa di una pigra e calda giornata d'estate. 
Giusto un esercizio di scrittura per trasferire la sensazione provata quel giorno. 
I nomi sono inventati ma i fatti reali. 


Quella mattina d'estate Stefanie Defur si alzò presto, come era solita fare negli ultimi mesi, e con un pò di nostalgia guardò fuori dalla finestra, il cielo era carico di calore ed elettricità.
Dopo una doccia fresca, pettinati i lunghi capelli castani all’indietro e applicato un filo di rossetto rosa, scese le scale avvolta nel suo abito leggero di lino bianco e si avviò velocemente al supermercato a fianco della propria casa. 
Mentre percorreva il breve tratto sentì un vento caldo e umido accarezzare le sue braccia e notò come ricordasse il vento della Tunisia, caldo, intenso, leggero e una piacevole sensazione di aspettativa in una giornata pigra e lenta.  
Comprò arance, limoni, pesche, pane e nient’altro; aveva fretta e per il resto della spesa ci avrebbe pensato nel tardo pomeriggio. Appena rientrò in casa ripose la spesa nel frigo e preparò una bella colazione da consumare sul tavolo esterno del balcone.  
Il vento giocava tra le foglie e i petali delle petunie fucsia, tra i fiori lilla delle verbene che quell’anno, a causa del gran caldo, erano sfioriti velocemente e tra gli inamovibili gerani di un rosso acceso come il fuoco. Una nube di vapor acqueo copriva tutta la campagna con il presagio di una pioggia violenta e rinfrescante che poi, seppur temuta, non arrivò. 

sabato 18 maggio 2013

Storie di Ordinaria Disoccupazione.





Una donna seduta su una panchina osservava il mondo con un leggero distacco. Chioma grigia con capelli mossi, spettinati e morbidi. Mi guardava mentre mi avvicinavo a lei, la sua bici appoggiata alla rete. Sedetti accanto e chiusi gli occhi al sole. Dopo qualche minuto l’inevitabile battuta sul tempo e come fosse bella quella giornata, oziosa e calda d’estate. I discorsi erano distaccati ma dopo un po’ si arrivò al punto che in molti abbiamo in comune.
E così scoprì che dietro a quella donna non più giovane per lavorare ma abbastanza per vivere una vita di interessi e passioni, la vita era cambiata. Insegnante di una scuola privata perde la sua occupazione all’età di 52 anni. Mi racconta che prima aveva una vita movimentata, usciva con la sorella e la loro compagnia ma ora non può più reggere i ritmi di spesa e così pian piano si è isolata dal suo passato per trovare nuovi ritmi.
I suoi capelli grigi, non più tinti per risparmiare, mi ha fatto scoprire che ancora oggi si preparano in casa i detersivi per lavare i piatti, il bucato e le creme per i capelli. Ha venduto l’auto che resta un ricordo di viaggi lontani ed ora si muove solo con la bici per andare in biblioteca in centro città dove ogni mattina può leggere un buon libro, senza pagare, e dove può vivere una parvenza di normalità, di integrazione in un tessuto sociale da cui è stata estromessa e non ha più speranza di rientrare. Ha smesso di cercare un impiego. Chi assume una donna di 56 anni?
Mi racconta che non cerca più la compagnia della sorella perché ormai è un altro mondo che non le appartiene più. Mi spiega che, nonostante tutto, ha acquisito una serenità che nella vita caotica lavorativa non si trova, una certa tranquillità, lentezza dello scorrere del tempo e la gioia di poter ammirare la natura e la vita come non era riuscita prima.
Mi parla di una sua amica che è in una situazione peggiore ed è dovuta tornare dai suoi genitori, non esce mai di casa, non ha entrate di nessun tipo e purtroppo con l'impiego che faceva non ha potuto risparmiare. Non riesce a trovare neanche un lavoro da badante o da donna delle pulizie con una certa continuità.





Un giorno al mercato, sole, confusione, tanta gente di tutti i colori, da noi è così. Brusio, venditori che richiamano la folla ad acquistare i loro prodotti proponendoli come i migliori. Nonostante tutto c’è una certa allegria con invito alla vita e alla gioia, poi noto qualcosa di strano alla mia destra, mi giro e in mezzo a tanta confusione, al di là del marciapiede, vedo un uomo, curvo, piccolo, sbarbato e ben pettinato, con lo sguardo basso come a voler diventare trasparente. Si avvicina ai cassonetti e rovista dentro ad essi in cerca di cibo o altro che riponeva in un carrellino della spesa.
Mi si è stretto il cuore, mi sono avvicinata, avrei voluto parlargli, condividere la sua disperazione ma ho notato in lui una certa dignità, si vedeva benissimo che non era una sua condizione abituale, si capiva benissimo che forse era un impiegato, che in passato aveva una vita normale, di lavoro, una moglie, uscite con gli amici, un caffè al bar e quattro chiacchiere. In passato ma ora questo, quasi di nascosto mi avvicino a lui per dargli 5 euro, sapevo che non gli cambiava la vita, altro non avrei potuto fare, ma volevo che sentisse la solidarietà, non l’ho quasi guardato in viso per pudore per non scoprire il suo dolore e umiliarlo. Mi sono allontanata senza girarmi se non quando ero dall’altra parte del marciapiede, in mezzo alla folla, al brusio della vita con un dolore in più, la consapevolezza che questo può capitare a tutti, ma era sparito! Un giorno hai il mondo tra le mani e l’altro sei nel baratro.

Non avete idea di quante persone si incontrano quando non si lavora passeggiando per le vie del proprio quartiere, soprattutto donne oltre i 50 anni che non hanno un impiego. Ieri ho incontrato una signora che raccoglieva delle erbette dai cespugli e incuriosita le ho chiesto cosa ne facesse e lei mi spiega che le impasta con la pasta delle tagliatelle, o le abbina al riso. Lo fa per passare il tempo oltre che per risparmiare. Raccoglie di tutto, conosce bene le erbette della natura. Anche questa signora, con i suoi 65 anni ha particolari problemi, non di lavoro perché pensionata, ma dopo la morte del marito le hanno unito e diminuito la sua pensione con quella del coniuge. Se non avesse la pensione del marito avrebbe una pensione mensile più alta.

In contrapposizione ci sono altre situazioni, rare, positive ma ingiuste a causa di leggi che vengono scritte senza pensare alle diseguaglianze sociali. Anna, ancora molto giovanile, capelli scuri, viso sorridente ha sempre una parola gentile racconta che quest’anno và in prepensionamento obbligatorio con abbassamento della pensione. Una donna che ha lavorato tutta una vita, ma chi non l’ha fatto? Un buon lavoro, un quadro e ora a 57 anni, da maggio, è in prepensionamento con una pensione di tutto rispetto e importante. E’ dispiaciuta per le altre donne e quasi si sente a disagio perché si rende conto che è fortunata, iscritta all’editoria, percepisce già la pensione da maggio del 2013, cioè quest’anno, questo mese. Al contrario di donne disoccupate coetanee che percepiranno la prima pensione a 67 anni e ½. Non si capisce questa disparità di trattamento.

Una bella coppia, lei, scura di capelli, carattere vivace e un po’ infantile. Lui alto, un buono che accudisce la sua sposa. La luna di miele l’hanno saltata perché non sapevano se un domani c’era ancora l’impiego in quella grande azienda. Infatti dopo un mese dal matrimonio perde il lavoro dopo 15 anni di fedeltà, di tensioni, di rinunce, la storia di tanti, cassa integrazione e il dolore per non avere un futuro, un figlio tanto desiderato. Lei non trova pace e sono anni che non riesce ad essere stabile in un’azienda, tutti impieghi provvisori. Il figlio tanto atteso e voluto dovrà aspettare.

Storie di tanti e chi apre gli occhi e il cuore li può vedere ed ascoltare. Nessuno è indenne da questo e nessuno si può sentire al sicuro perché tutte queste persone erano, non barboni, non persone disagiate da famiglie con problemi, ma impiegati, maestre, infermiere, disegnatori, dirigenti eppure da un giorno all’altro hanno dovuto inventarsi una vita nuova di rinunce e di accettazione. Non rassegnazione ma accettazione, alcuni anche rassegnati e questo è il peggio.


Tutto quello che ho scritto è reale, tranne i nomi, sono i racconti delle persone e l'osservazione della vita dall'altra parte della barricata.

Cristina Deboni